a cura di Bianca Garavelli e Giancarlo Pontiggia
Il filo della poesia si dipana ancora, in un tempo difficile per una forma d'arte che non si basa sulle possibilità di intrattenimento della narrativa, né sulla lusinga dell'immagine e sul clamore dello spettacolo, anche attraverso territori inaspettati.
I contributi che presentiamo documentano l’esito di un progetto sulla Prima guerra mondiale, realizzato da due scuole milanesi. l’Istituto Superiore “Fabio Besta” e il Liceo Classico “Giosue Carducci”.
L’iniziativa è stata mossa dall’esigenza di far incontrare i giovani con lo “spessore umano” di un nodo della nostra storia veramente decisivo per la comprensione dell’intero sviluppo del Novecento.
Si sono così realizzati due incontri, nel primo dei quali Gian Enrico Rusconi, storico e docente di Scienza politica all’Università di Torino ha affrontato il tema delle radici del conflitto, Andrea Caspani, direttore della rivista “Lineatemponline", ha focalizzato i cambiamenti a vario livello indotti dal conflitto e, infine, Andrea Saccoman, storico e ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha approfondito la drammatica eredità della guerra e gli errori che hanno caratterizzato la conferenza di pace di Parigi.
La realtà dell’Europa è tornata ad essere l’oggetto di un ampio dibattito pubblico. Anzi: forse non ha mai cessato di esserlo. Dai libri degli specialisti e dalle aule di scuole e università, l’interesse per le radici storiche e l’unità sostanziale di quel fenomeno che noi oggi chiamiamo “Europa” lo vediamo riversarsi nelle discussioni dei salotti televisivi, sulle pagine dei giornali, nella vetrina virtuale della ‘rete’, nelle agende di governo delle istituzioni e dei partiti politici.
Un dossier sul processo storico della “Verweltlichung”, la mondanizzazione o emancipazione del mondo, che per Hegel coincide con l’essenza stessa della modernità, può apparire un progetto fin troppo ambizioso, per la vastità e complessità del tema e per le caratteristiche di una rivista in rete. Siamo consapevoli della scommessa insita in questo progetto, eppure ci sembra importante riflettere (con un taglio attento alle esigenze di chi lavora in ambito educativo) su un tema che è fondamentale per comprendere l’orizzonte dei fenomeni culturali attuali.
Il giorno di Natale del 1989, come parte dei festeggiamenti per la caduta del Muro di Berlino, Bernstein diresse in quella città la Sinfonia n. 9 di Beethoven. Il concerto fu trasmesso dal vivo in più di venti paesi con un'audience di 100 milioni di persone. Per l'occasione, Bernstein modificò il testo di Friedrich Schiller dell'"Inno alla gioia", sostituendo la parola "Libertà" ("Freiheit") alla parola "Gioia" ("Freude"). A tal proposito affermò: "Sono sicuro che Beethoven ci avrebbe dato la sua benedizione".
Il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Ente Teatrale Italiano e l'Agita (Associazione per la Promozione e la Ricerca della Cultura Teatrale nella Scuola e nel Sociale) il 21 dicembre 2006 siglarono un accordo in cui veniva riconosciuto il valore delle attività teatrali. Proponiamo qui riflessioni e racconti di esperienze di chi il teatro l'ha vissuto e lo fa vivere.
«Quaerere Deum»: è la formula-chiave del discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins (Parigi, 12 settembre 2008). Intorno a questo impegnativo discorso sulla tradizione della cultura, che è anche una sfida e l’indicazione di un compito coraggioso per il nostro presente, siamo invitati a interrogarci. Il confronto con la grande storia che sta alle nostre spalle diventa un giudizio sul nostro modo di impostare lo studio, la ricerca di un significato per l’esistenza, le relazioni della cultura con l’esperienza globale della vita.
Il dossier mira ad introdurci ad una riflessione specificamente storica, attenta cioè a comprendere la realtà del passato come un intreccio di “eventi correlati tra loro” (Frugoni), su alcuni momenti di incontro e di scontro tra la Cristianità e l’Islam nei secoli, con l’attenzione di chi non si accontenta dei giudizi stereotipati e vuole attingere alle dinamiche proprie degli avvenimenti, delle brevi e lunghe durate.
Gli USA, il grande colosso politico di questo inizio del XXI secolo, sono per tanti aspetti espressione di un “cammino comune” all’intera civiltà europea, ma per altri versi portatori di una profonda diversità rispetto a noi, che occorre esplorare al di là degli stereotipi aprendoci a cogliere la specificità della sua origine, del suo contesto di appartenenza, e della sua identità culturale, artistica e letteraria.
Il mondo cinese rimane in gran parte sconosciuto a noi italiani, salvo le brevi e dirompenti notizie legate all’attualità, afferrate frettolosamente dai media.
Ne ignoriamo le vicende remote e riduciamo spesso alle categorizzazioni “occidentali” anche i fenomeni più recenti, ma soprattutto ne ignoriamo l’anima, il sentire profondo.
Siamo abituati a misurarci con realtà ed eventi di natura effervescente, che sembrano sfuggire alle regole e stentano però anche a mettere radici, a lasciare segni duraturi come cicatrici sulla pelle del mondo che abitiamo. Ma nella storia degli uomini contano pure le tendenze, le linee di forza, le tradizioni di lunga durata: il nostro mondo poggia su una grande “architettura” che resiste alle sfide più effimere del tempo che passa.
Il film storico rappresenta indubbiamente un valido sussidio per la didattica della storia: siamo nella civiltà dell’immagine e i discenti sono più colpiti da quello che vedono piuttosto che da quello che sentono e la memoria è facilitata a ritenere quello da cui si è stati più impressionati.
Chi sarebbe disposto ad affermare che il latino, lungi dall’essere una cultura morta, sia soprattutto una lingua viva?
Percorso realizzato con il contributo di ZETESIS.
Spunti di riflessione sull’apporto dato dai cattolici italiani alla nascita dello Stato democratico in Italia alla fine della II guerra mondiale, in particolare in merito alla questione della democrazia, alle scelte di indirizzo politico-culturale e alle scelte di indirizzo socio-economico.